La trasparenza non è un favore: è un dovere. E Roseto merita risposte, non silenzi

Palazzo Comunale di Roseto degli Abruzzi, editoriale sulla trasparenza dopo le dimissioni Sottanelli

Ci sono momenti nella vita amministrativa di una città in cui il silenzio pesa più di qualsiasi dichiarazione. È ciò che sta accadendo in queste ore a Roseto degli Abruzzi.

Le dimissioni dell’assessore al Bilancio Zaira Sottanelli hanno aperto inevitabilmente interrogativi politici. Non poteva essere altrimenti. Parliamo dell’assessore che aveva nelle proprie mani deleghe strategiche come Bilancio, Finanze e Personale, pilastri dell’attività amministrativa di un Comune. Una decisione di questo peso non può essere archiviata con un semplice comunicato di ringraziamento.

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I cittadini hanno il diritto di capire cosa sia accaduto. Non per alimentare polemiche, ma perché la trasparenza rappresenta il primo dovere di chi amministra la cosa pubblica.

Come se non bastasse, da ieri ha iniziato a circolare con sempre maggiore insistenza un’altra indiscrezione: quella delle possibili dimissioni del capo di gabinetto del sindaco, Gianmarco Pinciotti. Una voce comparsa poche ore dopo il passo indietro dell’assessore Sottanelli, inizialmente smentita in maniera informale, ma tornata oggi con ancora maggiore forza negli ambienti politici cittadini.

È bene ribadirlo con chiarezza: ad oggi non esiste alcuna ufficialità. Ma esiste un dato altrettanto oggettivo. Nessuno ha ritenuto opportuno smentire pubblicamente quelle indiscrezioni e, nel frattempo, ogni tentativo di ottenere chiarimenti attraverso i diretti interessati è rimasto senza risposta.

Ed è proprio qui che nasce il problema.

Sul piano strettamente giuridico non esiste alcuna norma che imponga al Comune di comunicare eventuali dimissioni del capo di gabinetto o di renderne note le motivazioni. La legge non lo prevede. Ma il punto non è questo.

Esiste infatti un piano diverso, quello della responsabilità istituzionale.

Quando a lasciare l’incarico sono figure che rivestono ruoli centrali nell’organizzazione amministrativa, la trasparenza non dovrebbe essere vissuta come un favore concesso alla stampa o all’opposizione. È un dovere morale nei confronti della comunità che quelle istituzioni rappresentano.

Informare i cittadini significa evitare che le indiscrezioni prendano il posto delle notizie. Significa impedire che siano i corridoi del Palazzo, anziché le comunicazioni ufficiali, a raccontare ciò che accade all’interno dell’Amministrazione. Significa rispettare quella comunità che ha affidato il governo della città ai propri rappresentanti.

Mario Nugnes si è presentato agli elettori con uno slogan forte: “La Svolta”. Era la promessa di un modo nuovo di amministrare, più aperto, più vicino ai cittadini, più trasparente rispetto a ciò che si voleva lasciarsi alle spalle.

Oggi, però, il rischio è che quella promessa venga offuscata proprio dalla gestione della comunicazione. Perché quando davanti a vicende politicamente rilevanti prevalgono il silenzio, le indiscrezioni e l’assenza di chiarimenti, la sensazione è quella di rivedere pratiche che appartengono alla politica di un tempo: quella delle decisioni maturate nelle stanze del potere, delle poche spiegazioni, dei rapporti costruiti più sui fedelissimi che sul confronto pubblico.

Nessuno pretende di conoscere aspetti personali che meritano di rimanere tali. Se una scelta nasce da motivazioni strettamente private, è giusto che la sfera personale venga rispettata. Ma se quelle decisioni incidono sull’organizzazione dell’Ente e sugli equilibri dell’Amministrazione, allora una spiegazione istituzionale diventa un atto di rispetto verso i cittadini.

Per questo, pur non esistendo un obbligo di legge, sarebbe auspicabile che il Comune facesse chiarezza, con una comunicazione ufficiale, sia sulle ragioni politiche che hanno portato alle dimissioni dell’assessore Sottanelli, sia sulle insistenti indiscrezioni che riguardano il capo di gabinetto del sindaco.

La trasparenza non indebolisce le istituzioni. Le rende più autorevoli.

Il silenzio, invece, lascia spazio ai dubbi. E i dubbi, quando riguardano la gestione della cosa pubblica, finiscono inevitabilmente per erodere il rapporto di fiducia tra cittadini e amministratori.

Una fiducia che oggi rappresenta il bene più prezioso della politica, soprattutto in un’epoca in cui sempre meno persone scelgono di recarsi alle urne per eleggere i propri rappresentanti. Restituire credibilità alle istituzioni passa anche da qui: dalla capacità di spiegare, di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e di non lasciare che siano le voci a raccontare ciò che dovrebbe essere comunicato con chiarezza da chi governa.

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