Orso marsicano, il WWF: «81 esemplari, un segnale di speranza per il futuro della specie»

Orso marsicano nell'Appennino centrale, censimento WWF 2026

Roma – «Un segnale di speranza». Così il WWF Italia commenta la nuova stima di popolazione dell’orso marsicano presentata oggi al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Nell’Appennino centrale si stima oggi la presenza di 81 orsi (43 femmine e 38 maschi), contro i 50 stimati nel 2014. L’incremento dei numeri e l’espansione spaziale della specie sull’Appennino rappresentano un ottimo segnale di speranza per il futuro del plantigrado più raro d’Europa.

Un nuovo metodo di studio più ampio

Rispetto al 2014, il nuovo studio ha preso in considerazione, grazie a nuovi protocolli di campionamento sviluppati da ISPRA e Università La Sapienza di Roma, anche l’areale periferico della specie, nel quale negli ultimi anni sono aumentate le segnalazioni.

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Nell’areale centrale (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e area contigua) la stima è relativamente stabile in questi 10 anni, con un leggero incremento da 51 a 56 orsi stimati, segno di una densità elevata in questo territorio (circa 4 orsi ogni 100 km²) e prossima dunque alla saturazione.

L’espansione verso le aree periferiche

Segnali positivi arrivano soprattutto dalle aree periferiche, non indagate nel 2014, dove le segnalazioni di orsi sono effettivamente aumentate in questi ultimi anni. La Val Roveto a ovest e le aree naturali a est dell’area storica, come la Riserva Regionale del Monte Genzana e l’Oasi WWF Gole del Sagittario, entrano ormai nell’area di presenza stabile con buone densità di orsi. A conferma di questo dato, nell’Oasi del WWF, nell’ultimo anno sono stati ripresi da fototrappole almeno 5 individui differenti di orso.

Numeri incoraggianti si rilevano anche nel complesso Simbruini-Ernici (6 orsi stimati), nel Parco Nazionale della Maiella (6 orsi stimati) e nel Parco Regionale del Sirente-Velino e complesso dei Monti Cicolani (4 orsi), seppure a densità più basse rispetto all’areale centrale. Come prevedibile, nelle aree periferiche il rapporto sessi è ancora sbilanciato a favore dei maschi, che notoriamente sono i primi a colonizzare nuove aree lontane dall’areale storico, ma iniziano ad esserci anche prime riproduzioni di femmine.

Le sfide future

Gli sforzi di conservazione, che vedono in prima linea anche il WWF Italia, iniziano quindi a dare i primi frutti. Il nuovo studio conferma che la sfida più importante per salvare l’orso in Appennino si gioca da oggi soprattutto fuori dalle aree protette e nelle aree di recente espansione. Migliorare la connettività ambientale e mitigare il rischio di mortalità di origine umana restano le sfide prioritarie.

«Questi risultati danno coraggio ma allo stesso tempo ci ricordano quanto sia necessario ancora lavorare duramente con aree protette, Istituzioni e altre associazioni per rendere quella che sembrava una sfida impossibile solo pochi anni fa una vittoria storica della conservazione della biodiversità nel nostro Paese» sottolinea l’associazione.

Il WWF Italia è e sarà in prima linea per garantire un futuro all’orso marsicano. Con la campagna Orso 2×50 e il progetto Life Arcprom, terminato nel 2025, l’associazione ha contribuito in misura importante a questo risultato, lavorando proprio nelle aree di recente espansione per migliorare l’accettazione sociale della specie da parte delle comunità locali e nella mitigazione del conflitto uomo-orso e del rischio di mortalità per gli orsi. Nelle prossime settimane il WWF Italia sarà presente sul territorio per diffondere conoscenza e sensibilizzare sui temi legati alla coesistenza con l’orso sull’Appennino.

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