La paura del ballottaggio alle amministrative di Roseto fa… Quaranta

Roseto degli Abruzzi (TE) – A questo punto bisogna riconoscere una cosa: a Roseto la campagna elettorale sta diventando molto più interessante di quanto si potesse immaginare.
Non tanto per i programmi, almeno per ora. Non tanto per le idee sulla città. E nemmeno per sapere come verranno affrontati i problemi quotidiani dei rosetani. No. La vera grande sfida sembra essere diventata un’altra: come evitare il ballottaggio?
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E per raggiungere questo nobile obiettivo, la soluzione che si sta facendo strada sembra essere semplicissima: mettere insieme più gente possibile. Tutti dentro. Più o meno.
Nasce il super-patto
Il ragionamento, a guardarlo da lontano, è quasi geniale nella sua semplicità. Se il voto si divide, il ballottaggio diventa possibile. E allora cosa facciamo? Non dividiamoci. Anzi, facciamo di meglio: allarghiamo il perimetro fino a farlo diventare talmente grande che, per capire dove comincia e dove finisce, potrebbe servire un navigatore.
E così il grande contenitore politico potrebbe arrivare a comprendere mondi che, nella politica nazionale, non sempre sembrano avere esattamente la stessa idea di Paese. A Roseto, però, il miracolo delle amministrative potrebbe riuscire nell’impresa di mettere allo stesso tavolo Azione, centrosinistra, civiche, AVS (l’area che fa riferimento alla consigliera Rosaria Ciancaione, che con ogni probabilità correrà con una propria lista al primo turno, ma che in caso di ballottaggio sembra già orientata a convergere su Nugnes) e, sul versante opposto del panorama politico, la Lega e l’area di Vannacci.
Insomma, da AVS alla Lega. Con Azione nel mezzo. Una specie di autostrada politica a quattro corsie, con l’unico obbligo di viaggiare tutti nella stessa direzione. Quella che porta lontano dal ballottaggio.
E qui arriva la domanda più divertente
Perché va bene tutto. Le coalizioni larghe esistono. Le alleanze trasversali esistono. Le liste civiche possono mettere insieme persone provenienti da storie politiche differenti. Tutto perfettamente legittimo.
Ma a un certo punto viene spontaneo chiedersi: che cosa tiene insieme una coalizione che potrebbe andare da AVS alla Lega, passando per Azione e arrivando all’area di Vannacci? Anche tenendo conto che, come detto, buona parte di quel fronte progressista al primo turno correrà per conto proprio, e arriverà a sostenere Nugnes soltanto se e quando si arriverà al secondo turno.
La risposta più semplice sarebbe: Roseto. E sarebbe anche la più bella. Ma allora bisognerà spiegare ai cittadini quale sia il progetto comune per Roseto. Perché amministrare una città non significa soltanto trovare un accordo su chi deve sedere in Comune. Significa decidere cosa fare di urbanistica, ambiente, sicurezza, turismo, commercio, opere pubbliche, manutenzione, servizi, tasse e sviluppo. E su queste cose sarebbe interessante capire se il super-patto abbia già trovato una sintesi. Oppure se la sintesi, per il momento, sia semplicemente questa: «Prima evitiamo il ballottaggio, poi vediamo».
Il grande nemico si chiama secondo turno
Ed è proprio questo il punto. Perché tutto sembra ruotare attorno a una paura politica molto concreta: il secondo turno. Il ballottaggio, evidentemente, è diventato il mostro da tenere fuori dalla porta. Perché al primo turno si possono mettere insieme tutti. Al secondo, invece, si riparte da zero. Due candidati. Due schieramenti. E soprattutto gli elettori che al primo turno hanno votato qualcun altro, come per l’appunto quelli dell’area di Ciancaione, diventano improvvisamente decisivi.
E allora meglio provare a chiudere la partita prima. Come? Allargando la coalizione. Allargando ancora. E poi ancora un po’. Fino al punto in cui qualcuno potrebbe domandarsi se non sia rimasto, per errore, qualcuno fuori.
Ci piacerebbe sapere cosa ne pensa Calenda
Ed è qui che entra in scena una domanda che, sinceramente, ci piacerebbe rivolgere direttamente a Carlo Calenda, segretario nazionale di Azione, il partito che a Roseto sostiene proprio Nugnes. Se qualcuno gli spiegasse: «Presidente, il nostro Azione a Roseto è dentro un grande progetto amministrativo». Probabilmente risponderebbe: «Bene, ci mancherebbe, è la nostra squadra locale». «C’è anche un po’ di centrosinistra». «Fin qui nulla di strano». «Ci sono le civiche». «Va bene». «C’è anche l’area di AVS, almeno in vista di un eventuale ballottaggio». «Aspetta un attimo, non era proprio quello con cui ho sempre detto in tv che non avrei mai governato?». «E c’è pure, sempre nello stesso pacchetto, il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte». Silenzio lungo. «E infine, dall’altra parte, c’è anche la Lega, e pure l’area Vannacci». A quel punto, probabilmente, altro che pausa caffè: servirebbe una pausa di riflessione.
Perché il tema non è ironizzare sulle singole forze politiche. Il tema è capire quanto possa essere elastico un progetto politico prima che gli elettori inizino a chiedersi quale sia realmente la sua identità, soprattutto quando a livello nazionale i leader di quegli stessi partiti si dichiarano avversari giurati gli uni degli altri.
E attenzione: Roseto non è un paesino da 300 abitanti
C’è poi un altro dettaglio che forse meriterebbe di essere ricordato. Roseto degli Abruzzi è una città di quasi 30mila abitanti. Non è un comune da 300 anime dove, se uno cambia gruppo, alla fine lo sanno tutti prima ancora che lo abbia comunicato. Qui ci sono una città, frazioni, quartieri, migliaia di famiglie, imprese, attività commerciali, turismo, problemi infrastrutturali e una quantità di questioni amministrative che richiedono scelte precise.
E allora sarebbe interessante capire se questo enorme patto nasca da una precisa idea di città oppure dalla precisa esigenza di non lasciare spazio a un secondo turno. Perché le due cose non sono esattamente la stessa cosa.
Il paradosso è che più si allarga il patto, più si parla di ballottaggio
E qui arriviamo al capolavoro della situazione. Più il super-patto cerca di inglobare pezzi di elettorato, più aumenta la curiosità su cosa succederà agli altri. Perché se Lega, Forza Italia, Udc o altre componenti decidessero di correre separatamente, e se anche l’area di Ciancaione, come sembra, mantenesse una propria candidatura al primo turno, il risultato potrebbe essere una scheda elettorale piena di nomi e simboli. E quando i voti si dividono, il 50 per cento diventa più difficile.
Quindi, nel tentativo di evitare il ballottaggio, si rischia di creare proprio le condizioni per parlarne per tutta la campagna elettorale. Una meravigliosa contraddizione.
E qui Vanessa Quaranta potrebbe diventare il problema che nessuno aveva previsto
Perché c’è un’altra ironia. Vanessa Quaranta parte senza alcune delle forze che, almeno sulla carta, potrebbero sembrare indispensabili per costruire una coalizione larga. Non ci sono Lega, Forza Italia e Udc, che, stando a quanto si apprende, starebbero anch’esse valutando un avvicinamento all’area di Nugnes piuttosto che un sostegno alla candidata del centrodestra. Eppure, se quelle forze dovessero correre separatamente anziché confluire nel super-patto, la frammentazione potrebbe finire per favorire proprio chi oggi appare fuori dal grande accordo.
È la politica. Quella materia meravigliosa nella quale quello che sulla carta sembra un punto debole può trasformarsi in un’opportunità e quello che sembra un punto di forza può diventare un problema. Per questo il titolo viene quasi da solo. La paura del ballottaggio alle amministrative di Roseto fa… Quaranta.
Ma c’è una domanda che viene prima di tutti i calcoli
Tolti i partiti. Tolte le alleanze. Tolti i tavoli. Tolti i simboli. Tolti gli incastri. Ma siamo davvero sicuri che i rosetani siano soddisfatti di questi cinque anni di amministrazione? Perché alla fine è questo che conta. Il cittadino non entra nella cabina elettorale con il comunicato stampa del partito. Non vota il tavolo delle trattative. Non vota il numero degli alleati. E non vota neppure la larghezza geografica della coalizione. Vota sulla base di ciò che pensa della città e di chi l’ha amministrata.
E allora sarebbe forse il caso di cominciare a parlare un po’ meno di chi sta con chi e un po’ di più di cosa è stato fatto e cosa no. Perché quasi 30mila rosetani meritano di sapere non soltanto chi sarà dentro il super-patto. Meritano di sapere perché dovrebbero votarlo.
Perché una cosa è mettere insieme tutti. Un’altra è governare.
Ed è questa, forse, la parte più interessante della storia. Costruire una coalizione enorme può essere un’operazione politica. Governare una città è un’altra cosa. Per vincere servono voti. Per amministrare servono idee, responsabilità, scelte e una direzione.
E allora, mentre si lavora al grande super-patto anti-ballottaggio, sarebbe bello che qualcuno cominciasse a raccontare anche quale sia il patto con i cittadini. Perché quello è l’unico patto che alla fine conta davvero. Gli altri si possono fare nelle stanze. Quello si fa nell’urna. E lì, purtroppo per tutti gli strateghi del super-patto, non basta essere tanti. Bisogna convincere.
E soprattutto bisogna spiegare ai rosetani una cosa molto semplice: che cosa avete intenzione di fare per questa città nei prossimi cinque anni. Perché mettere insieme un’alleanza che va da AVS alla Lega, passando per Azione e arrivando fino all’area Vannacci, può certamente essere una curiosità politica. Ma governare Roseto, città di quasi 30mila abitanti, richiede qualcosa di molto più complicato: mettere insieme un’idea di città. E quella, al momento, è la parte che ci piacerebbe vedere.









