118, raffica di telefonate sulla costa teramana: «Troppe richieste per malori non urgenti», operatori insultati

Teramo (TE) – Il caldo, i tanti turisti presenti sulla costa e, forse, anche i continui sbalzi di temperatura stanno mettendo sotto pressione il sistema dell’emergenza sanitaria. Negli ultimi due giorni si è registrato un vero e proprio aumento delle telefonate al 118 lungo la costa teramana, con gli operatori impegnati a rispondere a un numero consistente di richieste di intervento.
Malesseri lievi che finiscono sul numero d’emergenza
A preoccupare i sanitari non è soltanto la quantità delle chiamate. Una parte significativa delle richieste riguarderebbe situazioni che, sulla base dei sintomi riferiti telefonicamente, non sembrerebbero avere caratteristiche di emergenza e potrebbero essere affrontate attraverso i servizi della medicina territoriale. Mal di pancia, piccoli malesseri, senso di debolezza e altri problemi di lieve entità, spesso legati alle alte temperature, stanno finendo sempre più spesso sul numero dell’emergenza, a cui si aggiungono i disturbi favoriti dai continui passaggi dal caldo esterno agli ambienti fortemente climatizzati di negozi, supermercati e locali commerciali. Uno sbalzo termico che, soprattutto nelle persone più sensibili, può provocare sensazioni di debolezza e malesseri senza che si tratti necessariamente di un’emergenza sanitaria.
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Il nodo dell’appropriatezza delle chiamate
Il problema, spiegano gli operatori, è che ogni telefonata al servizio di emergenza deve comunque essere presa in carico e valutata, richiedendo tempo, attenzione e personale che devono contemporaneamente restare pronti a intervenire nei casi realmente gravi, come incidenti stradali, malori importanti o traumi. Il tema è dunque quello dell’appropriatezza delle richieste: il sistema dell’emergenza non dovrebbe essere utilizzato come un ambulatorio telefonico per ogni disturbo, quando esistono altri percorsi assistenziali, dalla medicina di famiglia alla continuità assistenziale, fino ai servizi territoriali. In Abruzzo è inoltre operativo il 116117, il numero dedicato all’assistenza sanitaria non urgente, pensato proprio per indirizzare i cittadini verso il percorso più appropriato.
«Veniamo insultati con parole irripetibili»
Accanto alla pressione delle telefonate, gli operatori sanitari segnalano anche un altro fenomeno preoccupante: insulti e aggressioni verbali. «Veniamo insultati con parole irripetibili», raccontano alcuni sanitari, riferendo episodi che si verificano quando, dopo aver ascoltato i sintomi, l’operatore spiega che la situazione descritta non appare riconducibile a un’emergenza. Una reazione che può trasformare una normale telefonata in un momento di forte tensione, un fenomeno che, secondo quanto riferito dagli stessi operatori, interesserebbe l’intera costa teramana, soprattutto nel periodo di maggiore affluenza turistica.
La valutazione dietro ogni chiamata
Il lavoro degli operatori dell’emergenza non consiste semplicemente nel “mandare un’ambulanza”: dietro ogni chiamata c’è una valutazione sanitaria da effettuare nel minor tempo possibile, sulla base delle informazioni fornite da chi telefona, sapendo che dall’altra parte della linea potrebbe esserci anche un paziente in condizioni realmente critiche. Per questo, spiegano i sanitari, la collaborazione dell’utente è fondamentale: raccontare con precisione i sintomi e seguire le indicazioni ricevute permette al sistema di individuare il percorso più adeguato.
L’appello degli operatori
Il caldo, naturalmente, non va sottovalutato: le temperature elevate possono provocare disidratazione, spossatezza e malesseri, soprattutto in anziani, bambini e soggetti fragili. Ma anche in questi casi resta importante distinguere un malessere gestibile attraverso i servizi territoriali da una situazione con reali caratteristiche di emergenza. La richiesta che arriva dagli operatori è quindi semplice: utilizzare il servizio di emergenza per le vere emergenze, rivolgersi agli altri servizi sanitari quando il problema non è urgente, ed evitare insulti e aggressioni verbali nei confronti di chi sta semplicemente svolgendo il proprio lavoro.
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