Roseto, basta dare tutta la colpa ai genitori: la prevenzione è anche una responsabilità delle istituzioni

Spiaggia di Roseto degli Abruzzi, al centro del dibattito sulla prevenzione dopo la notte di Ferragosto

Dopo una notte di Ferragosto segnata da quasi venti interventi di soccorso sulla spiaggia, con giovani e anche minorenni trovati in forte stato di alterazione, il giorno dopo è inevitabile fermarsi e fare qualche riflessione.

Sui social, come spesso accade, il dibattito si è acceso rapidamente. E tra i tanti commenti ce n’è uno che torna con particolare insistenza: la responsabilità sarebbe soprattutto dei genitori.

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È un punto di vista che non può essere liquidato. I genitori hanno un ruolo fondamentale nell’educazione dei propri figli. Devono dare regole, imporre limiti, spiegare cosa è giusto e cosa è pericoloso. E devono, per quanto possibile, sapere dove vanno i propri figli e con chi trascorrono le loro serate.

Ma possiamo davvero fermarci qui?

Una madre, intervenendo nel dibattito, ha scritto una frase che merita attenzione: «È troppo facile dare la colpa solo ai genitori».

Ed è difficile darle torto quando ci si pone una domanda molto semplice: quanto può controllare una famiglia quando il proprio figlio esce dalla porta di casa?

Da quel momento in poi entrano in gioco anche altri adulti, altre responsabilità e soprattutto un’intera comunità.

Non si tratta di cercare un colpevole per quello che è accaduto a Roseto. E non si tratta nemmeno di mettere sotto accusa i ragazzi, che certamente devono essere educati a comprendere i rischi di determinati comportamenti.

Il punto è un altro: quando una situazione di rischio è prevedibile, quanto può essere fatto prima che il problema si trasformi in un’emergenza?

Ferragosto non è una data qualsiasi.

È una delle serate più affollate dell’estate. Sul litorale arrivano migliaia di persone, molti giovani si ritrovano sulle spiagge e, inevitabilmente, aumentano anche le occasioni di consumo di alcol.

Non era difficile immaginare che la notte di Ferragosto potesse rappresentare una situazione particolarmente delicata.

E proprio qui nasce una riflessione che non vuole essere un’accusa, ma soltanto una domanda.

Si poteva fare qualcosa in più per prevenire?

La domanda diventa ancora più interessante se si guarda a ciò che hanno deciso altri Comuni della costa.

Pescara, Montesilvano e Pineto, amministrazioni guidate da maggioranze politicamente differenti, hanno adottato proprio per la serata di Ferragosto provvedimenti finalizzati a limitare alcuni comportamenti ritenuti potenzialmente rischiosi, intervenendo sulla vendita e sull’utilizzo degli alcolici e sull’accesso notturno alle spiagge, con l’obiettivo di prevenire situazioni problematiche e garantire maggiore sicurezza.

Tre realtà diverse. Tre amministrazioni di colore politico differente. Ma, davanti alla particolare situazione della serata di Ferragosto, una scelta comune: intervenire preventivamente.

Questo significa che quelle decisioni siano necessariamente migliori? No.

Significa che abbiano risolto ogni problema? Nemmeno.

Significa, però, che esiste una possibilità in più: provare a prevenire ciò che si sa essere prevedibilmente a rischio.

E allora la domanda per Roseto viene quasi naturale: non si sarebbe potuto valutare qualcosa di simile anche qui?

Non necessariamente gli stessi provvedimenti. Non necessariamente gli stessi divieti. Ogni Comune ha le proprie caratteristiche, il proprio territorio e le proprie esigenze.

Ma si sarebbe potuto discutere, per esempio, se fosse possibile limitare la vendita e la somministrazione di alcolici nelle fasce orarie più delicate, rafforzare i controlli sul litorale, aumentare la presenza delle forze dell’ordine e stabilire regole più stringenti per l’accesso notturno alle spiagge libere.

Sempre nel rispetto della legge e senza trasformare una città turistica in una zona sottoposta a divieti permanenti.

Perché prevenire non significa proibire tutto.

E soprattutto non significa dichiarare guerra ai giovani.

Un ragazzo deve poter uscire, divertirsi, stare con gli amici e vivere la propria estate. Ma deve anche sapere che esistono limiti che non possono essere superati.

Allo stesso modo, una famiglia deve educare.

Un esercente deve rispettare le regole.

Le forze dell’ordine devono controllare.

E le istituzioni devono interrogarsi su quali strumenti possano essere utilizzati per ridurre i rischi.

Sono responsabilità diverse, ma non alternative.

Per questo forse sarebbe sbagliato trasformare la mattina dopo una notte difficile nella solita guerra tra genitori e figli.

«Dove erano i genitori?» è una domanda legittima.

Ma ce n’è un’altra che merita la stessa attenzione:

«Quali strumenti di prevenzione erano stati messi in campo prima della notte di Ferragosto?»

Non è una domanda polemica.

Non è un’accusa.

È una domanda che dovrebbe essere posta con serenità, proprio perché l’obiettivo non è trovare un responsabile, ma capire se per il futuro si possa fare qualcosa di più.

Perché quasi venti interventi di soccorso in una sola notte non sono un dato da archiviare semplicemente con un «i genitori devono educare meglio i propri figli».

L’educazione familiare è fondamentale, certo.

Ma la sicurezza di una città non può essere affidata a una sola componente.

C’è una responsabilità collettiva che riguarda tutti.

E forse la lezione di questa notte di Ferragosto è proprio questa: non aspettare che arrivino le ambulanze per cominciare a discutere di prevenzione.

Roseto non ha bisogno di una caccia alle colpe.

Ha bisogno di domande, di confronto e, soprattutto, di programmazione.

Perché se sappiamo che una determinata notte sarà particolarmente affollata, se sappiamo che migliaia di persone si concentreranno sul litorale e se sappiamo che esistono rischi legati all’abuso di alcol, forse la vera sfida non è capire chi abbia sbagliato dopo.

La vera sfida è capire cosa possiamo fare prima.

E questa, forse, è una domanda che riguarda tutti: genitori, ragazzi, esercenti, forze dell’ordine e istituzioni.

Non per accusare qualcuno.

Ma per evitare, la prossima volta, di dover contare le ambulanze.

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