Morte di Massimo Ciarelli, l’autopsia conferma la lesione spinale: la Procura accelera le indagini sulla dinamica dello schianto

Silvi (TE) – Proseguono senza sosta le indagini sulla morte di Massimo Ciarelli, il 43enne di Pescara deceduto mercoledì sera dopo il violento incidente avvenuto a Silvi, al termine di un inseguimento con i Carabinieri. Secondo quanto emerso dagli accertamenti medico-legali, il decesso sarebbe stato provocato da una devastante lesione alla colonna vertebrale associata a una grave emorragia interna.
La notizia si apprende dal quotidiano Il Centro, che ricostruisce gli ultimi sviluppi dell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Teramo.
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L’autopsia conferma i gravissimi traumi
L’autopsia, eseguita dal medico legale Donatella Fedeli su incarico dell’autorità giudiziaria, ha confermato che il motociclista è morto a causa dei gravissimi traumi riportati nello scontro. Alle operazioni peritali hanno partecipato anche i consulenti nominati dalle parti: Paola Vellante per la famiglia della vittima e Cristian D’Ovidio per il carabiniere che era alla guida della pattuglia coinvolta nell’incidente. L’esito dell’esame autoptico rappresenta un passaggio fondamentale dell’inchiesta, poiché trasforma le prime ipotesi investigative in elementi scientificamente accertati, destinati a orientare le successive attività della magistratura.
Il nuovo modello di annotazione preliminare
La Procura di Teramo ha aperto il procedimento applicando il nuovo modello di annotazione preliminare 45-bis, introdotto dal Ministero della Giustizia nel maggio scorso. Si tratta di uno strumento previsto per i casi che coinvolgono appartenenti alle forze dell’ordine durante l’espletamento del servizio e consente di svolgere gli accertamenti irripetibili senza iscrivere immediatamente persone nel registro degli indagati.
Il dolore della famiglia
Nella giornata di ieri numerosi familiari del 43enne si sono ritrovati davanti all’obitorio dell’ospedale di Teramo, assistiti dall’avvocata Laura Filippucci.
La consulenza cinematica sui mezzi
Nei prossimi giorni la Procura, titolare del fascicolo con il pubblico ministero Elisabetta Labanti, conferirà inoltre un incarico per una consulenza cinematica sui mezzi sequestrati. L’obiettivo sarà ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’impatto attraverso l’analisi delle deformazioni dei veicoli, dei rilievi effettuati sul luogo dell’incidente e dei filmati disponibili. Tra gli elementi al vaglio degli investigatori figurano le immagini registrate dalla dash cam installata sulla pattuglia dei Carabinieri e quelle provenienti dai sistemi di videosorveglianza presenti nella zona dello schianto. Le indagini sono state delegate alla Polizia Stradale di Teramo e alla Polizia Locale di Silvi, che stanno raccogliendo ogni elemento utile per chiarire l’esatta successione dei fatti.
La testimonianza del passeggero dello scooter
Determinante potrebbe essere anche la testimonianza del passeggero dello scooter, un 33enne residente a Montesilvano, rimasto illeso dopo essere riuscito a scendere dal mezzo durante la fuga. L’uomo è stato ascoltato dagli investigatori come persona informata sui fatti.
La dinamica dell’inseguimento
Secondo la ricostruzione finora emersa, l’inseguimento sarebbe iniziato intorno alle 20 a Montesilvano, in viale Abruzzo, quando una pattuglia del Nucleo Operativo e Radiomobile avrebbe intimato l’alt al grosso scooter con due persone a bordo. Il conducente avrebbe però proseguito la marcia, dando origine all’inseguimento che si è sviluppato fino a Silvi. Giunto alla rotatoria della Statale 16, all’altezza della zona Expo, lo scooter si sarebbe immesso contromano nella rotatoria andando a impattare violentemente contro un’altra pattuglia dei Carabinieri, giunta in supporto da Città Sant’Angelo. La dinamica esatta dello scontro resta comunque al centro dell’inchiesta e sarà definita solo al termine delle consulenze tecniche e dell’analisi di tutti gli elementi raccolti dagli investigatori.
Chi era Massimo Ciarelli
Massimo Ciarelli era noto alle cronache giudiziarie per essere stato condannato in via definitiva per l’omicidio del tifoso pescarese Domenico Rigante, avvenuto nel 2012. Dopo una condanna iniziale a 30 anni di reclusione, la pena era stata rideterminata a 17 anni dalla Corte di Cassazione, che aveva escluso l’aggravante della premeditazione. Dal 2025 stava usufruendo del regime di semilibertà.









