Marcinelle 1956-2026, settant’anni sotto terra: 262 morti, 136 italiani, 60 abruzzesi. L’Abruzzo non dimentica i suoi figli

Charleroi (Belgio) – Sono passati settant’anni dall’8 agosto 1956, il giorno in cui un incendio nelle viscere del Bois du Cazier si trasformò in una delle più gravi tragedie minerarie della storia europea. Il bilancio fu di 262 minatori morti, 136 dei quali italiani. Tra loro, sessanta erano abruzzesi.
Un accordo tra uomini e carbone
Erano gli anni dell’emigrazione italiana verso il Belgio, quando il Paese offriva manodopera in cambio di forniture di carbone per alimentare la ricostruzione europea del dopoguerra. Migliaia di lavoratori italiani, tra cui molti abruzzesi provenienti da centri come Manoppello, Lettomanoppello e Turrivalignani, lasciarono le proprie famiglie per scendere nelle miniere belghe, spinti dalla mancanza di lavoro nella propria terra.
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L’incendio dell’8 agosto 1956
Quella mattina, intorno alle 8.10, un guasto a un montacarichi danneggiò un cavo dell’alta tensione, una conduttura dell’olio e un tubo dell’aria compressa, provocando scintille che fecero divampare l’incendio. Il fumo invase rapidamente le gallerie a oltre mille metri di profondità, trasformando la miniera in una trappola mortale. Le operazioni di soccorso proseguirono per giorni, fino al 22 agosto, quando arrivò la frase che sarebbe rimasta il simbolo della tragedia: «Tutti cadaveri». Solo una dozzina di uomini riuscì a risalire in superficie.
L’ultimo superstite abruzzese
Quest’anno la commemorazione porta con sé un dolore in più: lo scorso giugno è morto Nunzio Mancini, ultimo superstite manoppellese di Marcinelle, a 96 anni. Aveva 27 anni quando riuscì a salvarsi e, dopo l’incendio, partecipò alle operazioni di soccorso per cercare i compagni rimasti intrappolati nelle gallerie. Con la sua scomparsa si perde una delle ultime testimonianze dirette di chi visse quella giornata.
La visita del presidente Marsilio
Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, si è recato a Charleroi con il Gonfalone regionale per partecipare alle commemorazioni del 70° anniversario. Dopo aver deposto fiori al Monumento internazionale alle Vittime del Lavoro nella Grand-Place di Marcinelle, ha preso parte alla cerimonia al Bois du Cazier, dove è stata inaugurata una targa della Regione Abruzzo dedicata ai sessanta minatori abruzzesi caduti nel disastro.
«L’Abruzzo non dimentica i suoi figli», ha dichiarato Marsilio, ricordando come Marcinelle rappresenti «una ferita europea» e sottolineando il significato dell’8 agosto come giornata dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro.
Le istituzioni presenti
Alla commemorazione hanno partecipato anche numerosi rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee, tra cui il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro del Lavoro Marina Calderone, la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, l’ambasciatrice d’Italia in Belgio Federica Favi e il presidente del CNEL Renato Brunetta. Nelle precedenti edizioni della commemorazione erano stati presenti anche il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri e rappresentanti del Comune di Manoppello, tra cui il sindaco Giorgio De Luca.
Una memoria che rischia di sbiadire
Con la scomparsa progressiva dei testimoni diretti, cresce il timore che Marcinelle possa ridursi a un semplice dato nei libri di storia. Per questo la targa inaugurata al Bois du Cazier assume un valore che va oltre il gesto istituzionale: rappresenta il tentativo di fissare nella pietra una memoria che rischia altrimenti di andare perduta insieme agli ultimi superstiti, mantenendo vivo il ricordo dei sessanta abruzzesi che settant’anni fa non fecero più ritorno a casa.









