118, due sole automediche per 300mila abitanti: una denuncia che non può essere ignorata
Provincia di Teramo (TE) – Quello che denuncia la Ugl Salute Abruzzo sul nuovo assetto del 118 della provincia di Teramo è gravissimo. E se quanto affermato dal sindacato corrisponde alla realtà – e non abbiamo motivo di dubitare della serietà della denuncia – siamo davanti a una questione che merita una risposta immediata da parte della Regione e della Asl.
I numeri di partenza
La provincia di Teramo conta circa 300mila abitanti e, secondo quanto riferisce la Ugl, registra circa 27mila interventi di emergenza ogni anno. Il sindacato mette nero su bianco un dato che dovrebbe far riflettere: «Per Teramo il risultato è sei. Ne vengono programmate due, entrambe automediche. Ambulanze con medico a bordo: nessuna, su diciotto previste in Abruzzo». E ancora: «Due automediche H24, Teramo e Giulianova, devono coprire la costa, la Val Vibrata, la fascia collinare e tutto l’entroterra montano fino al Gran Sasso».
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Il problema non è l’automedica, ma il numero
È qui che nasce il problema. Perché il modello dell’automedica può essere certamente valido. Lo stesso sindacato precisa infatti: «Il modello dell’automedica lo condividiamo, e lo diciamo senza riserve». Il problema, dunque, non è l’automedica. Il problema è che, secondo la denuncia della Ugl, sarebbero soltanto due a dover garantire la copertura medicalizzata di un territorio vastissimo.
E quando entrambe sono impegnate? La Ugl lo dice chiaramente: «Quando sono impegnate, e con ventisettemila interventi l’anno lo sono spesso, sul territorio non resta nulla con un medico a bordo». Questa frase dovrebbe essere sufficiente per aprire una discussione seria.
Distanze reali e standard nazionali
Perché non stiamo parlando di una provincia piccola e facilmente raggiungibile. Da Teramo a Castelli il tragitto stradale è di oltre 30 minuti in condizioni ordinarie. Da Giulianova a Isola del Gran Sasso siamo intorno ai 40 minuti. E gli standard nazionali richiamati per il soccorso indicano 20 minuti per le aree extraurbane e 8 minuti per quelle urbane.
Il problema del rientro
E qui c’è un ulteriore aspetto che non può essere ignorato. Immaginiamo che l’automedica di Teramo debba raggiungere un paziente a Valle Castellana. Il medico interviene, presta soccorso e poi il mezzo deve rientrare verso Teramo. Quell’automedica, durante il rientro, non è disponibile per un’altra emergenza. E se proprio in quel momento arriva una chiamata urgente in città? È realistico pensare che il medico possa essere nuovamente disponibile e arrivare nell’area urbana entro gli 8 minuti indicati come standard? Evidentemente, se si trova ancora a decine di chilometri di distanza, no.
Questo significa che il problema delle distanze non riguarda soltanto il viaggio di andata verso le aree periferiche e montane. Riguarda anche il tempo necessario per tornare a essere operativi per il resto della provincia. Ecco perché due sole automediche possono diventare insufficienti non soltanto quando sono contemporaneamente impegnate, ma anche quando una delle due si trova molto lontano dal proprio punto di partenza.
Una media di 74 interventi al giorno
Con circa 27mila interventi all’anno, una media di circa 74 interventi al giorno, il sistema deve necessariamente essere progettato tenendo conto delle contemporaneità, delle distanze e dei tempi di rientro. Non significa, naturalmente, che tutti quei 27mila interventi richiedano la presenza di un medico. Ma significa che bisogna sapere quanti interventi necessitano di medicalizzazione e cosa accade quando il medico più vicino è già impegnato altrove.
La domanda che non si può eludere
E qui arriviamo alla questione più delicata. Quanti interventi potrebbero rimanere senza medico nel momento in cui le due automediche sono già impegnate? Quanti pazienti potrebbero trovarsi ad aspettare proprio quel medico che deve raggiungerli per una valutazione clinica o per una terapia farmacologica che, in determinate emergenze, può essere decisiva? La domanda è dura, ma non può essere elusa.
Che facciamo? Condanniamo le persone a morire perché in quel momento non c’era un medico disponibile? No. Naturalmente no. Ed è proprio per questo che la denuncia della Ugl deve essere verificata e discussa pubblicamente, numeri alla mano.
«Mancano quattro postazioni»
Il sindacato sostiene che «il documento, con la sua formula e i suoi numeri, dice che a Teramo mancano quattro postazioni con il medico a bordo». Se è così, la domanda è semplicissima: perché una provincia di circa 300mila abitanti, con 27mila interventi di emergenza ogni anno e un territorio che dalla costa arriva fino al Gran Sasso, dovrebbe essere considerata adeguatamente coperta con soltanto due automediche?
E soprattutto: cosa succede quando una delle due è a Valle Castellana, l’altra è impegnata sulla costa e arriva un codice rosso a Teramo? Oppure quando una è a Isola del Gran Sasso e l’altra sta effettuando un intervento a Giulianova? È proprio in questi casi che la distanza diventa un fattore decisivo.
La media regionale non basta
Non basta rispondere che il numero complessivo regionale delle postazioni è congruo. Come osserva la Ugl: «Sul totale regionale è vero. Ma quel più tre è la somma algebrica di tre eccedenze e di un buco. Sommare le province significa far sparire l’unica che non raggiunge lo standard». L’emergenza sanitaria, però, non si misura sulla media regionale. Si misura davanti a una persona che sta avendo un infarto. Davanti a un arresto cardiaco. Davanti a un trauma grave. Davanti a un paziente che ha bisogno, in quel preciso momento, di una terapia salvavita.
La richiesta a Regione e Asl
Ed è allora doveroso chiedere alla Regione e alla Asl di Teramo una cosa molto semplice: spiegare ai cittadini, comune per comune, quali sono i tempi reali di intervento, quali sono i tempi di rientro delle automediche e cosa accade quando le due automediche sono contemporaneamente impegnate o si trovano a decine di chilometri dal capoluogo.
Perché sulla riorganizzazione del 118 possiamo discutere di modelli, organizzazione e risorse. Ma su una cosa non possiamo permetterci di discutere: la tempestività del soccorso quando in gioco c’è una vita.










