Oggi piove, governo ladro. Ma sulla sicurezza non basta guardare dall’altra parte

Roseto degli Abruzzi (TE) – «Oggi piove, governo ladro». È il classico detto buono per tutte le stagioni: quando qualcosa non funziona, basta trovare qualcun altro a cui attribuire la colpa e il problema, almeno politicamente, sembra già mezzo risolto.
Sulla sicurezza di Roseto, però, il giochino rischia di essere un po’ troppo semplice.
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«La sicurezza è una cosa seria»
Il sindaco Mario Nugnes ci ricorda che «la sicurezza è una cosa seria». Verissimo. Ma lo sanno già i cittadini. Non hanno bisogno che qualcuno glielo spieghi dopo ogni episodio di cronaca. Vorrebbero piuttosto sapere chi deve fare cosa, che cosa è stato fatto e, soprattutto, che cosa non è stato fatto. Perché quando si parla di sicurezza, prima di puntare il dito verso Roma sarebbe forse utile fare un rapido controllo anche negli uffici di Piazza della Repubblica.
Le telecamere ripristinate, ma i bandi mancati
Partiamo dalle telecamere. Oggi possiamo finalmente apprendere che 37 telecamere sono state rimesse in funzione, mentre altre 20 sono previste nel piano di potenziamento. Lo certifica la stessa Prefettura di Teramo, spiegando che per arrivare al ripristino sono stati necessari lavori di manutenzione straordinaria e le relative autorizzazioni. Benissimo. Ma adesso, proprio perché la sicurezza è una cosa seria, sarebbe interessante conoscere anche qualche dettaglio in più: perché il sistema di videosorveglianza comunale è arrivato a questo punto? E soprattutto: Roseto ha partecipato a tutti i bandi e alle opportunità di finanziamento disponibili negli ultimi anni per potenziare la videosorveglianza?
È una domanda tutt’altro che peregrina. Nel maggio 2026 il Ministero dell’Interno ha messo a disposizione 19 milioni di euro per nuovi sistemi di videosorveglianza urbana, con finanziamenti fino a 250mila euro per progetto e una corsia specifica di favore per le regioni meridionali, tra cui l’Abruzzo. E proprio poche settimane fa, a settembre, la Prefettura di Teramo ha esaminato i progetti presentati dai Comuni della provincia per accedere a questi finanziamenti. Nel comunicato ufficiale vengono elencati Teramo, Alba Adriatica, Ancarano, Arsita, Atri, Basciano, Canzano, Castellalto e Castelli. Roseto non compare nell’elenco dei Comuni indicati.
E allora la domanda è inevitabile: Roseto ha presentato un progetto? Se sì, quale? Per quale importo? Con quali obiettivi? Se non lo ha presentato, perché? E se non era ammissibile, chi lo ha stabilito e per quale motivo? Sono domande semplici. Ma sono proprio le domande che si fanno quando si decide di prendere sul serio la sicurezza. Perché non basta dire che servono più telecamere. Bisogna anche dimostrare di essere andati a cercare i soldi per installarle.
Il sottorganico della Polizia Locale
E qui arriviamo all’altra grande questione: la Polizia Locale. Da anni il sindacato denuncia una situazione di sottorganico. E i numeri sono difficili da ignorare: parliamo di un organico che negli anni è rimasto nell’ordine delle 9-11 unità, mentre il fabbisogno indicato è molto più alto. Roseto ha quasi 27mila abitanti, un territorio di circa 54 chilometri quadrati, frazioni, lungomare e una popolazione turistica che durante l’estate cresce enormemente.
E allora la domanda diventa ancora più semplice: che cosa ha impedito a questa amministrazione di assumere più agenti di Polizia Locale? Attenzione: non si può nemmeno dire che il Comune non abbia fatto nulla. Gli atti raccontano che nel 2025 è stata avviata una procedura di mobilità per due agenti; nell’agosto 2026 risultano due assunzioni attraverso lo scorrimento di graduatorie di altri enti e, appena qualche giorno fa, è stato bandito un concorso per un ulteriore agente a tempo pieno e indeterminato.
Ma proprio questi atti rendono la domanda ancora più interessante. Perché così poco e così tardi? È stato un problema di bilancio? Di vincoli sulle assunzioni? Di capacità assunzionale? Di graduatorie? Di procedure andate deserte? Di difficoltà nel reperire personale? Oppure c’è stata una precisa scelta di programmazione? Perché se oggi il sindaco dice che «servono più uomini», qualcuno dovrebbe pur spiegare ai cittadini perché il Comune non sia riuscito, in questi anni, a portare l’organico della propria Polizia Locale almeno a un livello compatibile con le dimensioni della città e con il territorio da controllare.
«Non con gli slogan, con i fatti»
E qui torniamo alla frase del sindaco: «Non con gli slogan, con i fatti». Perfetto. Allora facciamo parlare i fatti. I fatti ci dicono che a gennaio 2026 la Prefettura ha annunciato il ripristino di 37 telecamere, dopo interventi di manutenzione straordinaria e autorizzazioni. I fatti ci dicono che esistono nuovi fondi statali per potenziare la videosorveglianza e che a settembre la Prefettura di Teramo ha esaminato 19 progetti presentati dai Comuni della provincia. I fatti ci dicono che Roseto, nell’elenco ufficiale dei Comuni citati per quella procedura, non compare. I fatti ci dicono che per la Polizia Locale sono state avviate alcune procedure, ma che l’organico resta comunque molto lontano dal fabbisogno denunciato negli anni.
Le domande che restano aperte
E allora, caro sindaco, forse la domanda non è soltanto quanti uomini debba mandare il Governo. La domanda è anche: quanti uomini avrebbe potuto assumere il Comune? Quante telecamere avrebbe potuto finanziare? A quali bandi ha partecipato? A quali non ha partecipato? Quanti progetti ha presentato? Quanti ne ha persi? E soprattutto: perché?
Perché la sicurezza non può essere una specie di partita di calcio nella quale, quando prendiamo gol, la colpa è sempre dell’arbitro. Il Governo faccia la sua parte. La Prefettura faccia la sua. Le forze dell’ordine facciano la loro. Ma anche il Comune faccia la propria. Perché chiedere più uomini allo Stato è sacrosanto. Chiedere conto al Comune di quanti uomini avrebbe potuto assumere, dei bandi ai quali avrebbe potuto partecipare e delle opportunità che avrebbe potuto cogliere è altrettanto sacrosanto.
E forse, prima di pronunciare ancora una volta la frase «la sicurezza è una cosa seria», sarebbe utile rispondere proprio a queste domande. Con i numeri. Con gli atti. Con le date. Non con gli slogan. Perché quelli, a Roseto, ormai li conosciamo abbastanza bene.








