Assistenza domiciliare, la Asl nega i tagli: «È una rimodulazione». Ma caregiver e sindacati denunciano: «Famiglie lasciate sole»

Teramo (TE) – «Non è stato, né sarà effettuato alcun taglio all’assistenza sanitaria fornita a domicilio». La Asl di Teramo interviene sul caso dell’assistenza domiciliare e respinge le accuse di riduzione dei servizi. Per l’azienda sanitaria si tratta di una «rimodulazione» della componente socio-sanitaria affidata agli operatori socio-sanitari, mentre l’assistenza propriamente sanitaria sarebbe stata, al contrario, potenziata.
La replica della Asl: «6.830 assistiti, il numero più alto in Abruzzo»
Un chiarimento che arriva dopo le segnalazioni di famiglie e caregiver preoccupati per la riduzione degli accessi degli Oss e per le conseguenze che questa rimodulazione potrebbe avere sulle persone non autosufficienti. La Asl precisa che l’Adi conta oggi circa 6.830 assistiti, dato aggiornato allo scorso giugno, «il numero più alto in Abruzzo», e rivendica un rafforzamento delle prestazioni con «l’introduzione della figura dello psicologo», l’incremento dell’attività dei logopedisti e l’introduzione della fisioterapia strumentale. L’obiettivo dichiarato è «migliorare l’offerta di salute e la presa in carico globale degli assistiti».
📢 Spazio Pubblicitario — Contattaci: radioroseto@gmail.com
Le valutazioni caso per caso
Il punto più delicato riguarda gli Oss. La Asl parla di una «rimodulazione» dell’assistenza socio-sanitaria e spiega che gli interventi vengono stabiliti «in base a precisi criteri e a valutazioni fatte caso per caso, a domicilio, da un medico e da un’assistente sociale», tenendo conto sia delle condizioni cliniche sia della situazione familiare. «In tutti i casi verrà valutata dall’assistente sociale la possibilità di erogazione di provvedimenti di integrazione economica o di altri servizi da parte dei servizi sociali, qualora sussistano le condizioni», precisa l’azienda.
La lettera della caregiver
Ma mentre la Asl parla di riorganizzazione e potenziamento, dalle famiglie arriva una fotografia diversa. Una caregiver, che assiste la madre malata di Alzheimer, ha affidato alla redazione una lettera nella quale racconta il peso quotidiano dell’assistenza e la preoccupazione per la riduzione del sostegno domiciliare. «Accudire una madre affetta da Alzheimer richiede ogni giorno pazienza, costanza, coraggio e tanta buona volontà», scrive la donna. «L’unico aiuto concreto su cui potevamo contare era il servizio di assistenza domiciliare garantito dalle cooperative sociali». Da qui l’appello: «Vi rendete conto del disagio profondo in cui gettate i nuclei familiari quando decidete di tagliare i fondi destinati all’assistenza domiciliare? Non chiediamo favori, chiediamo la dignità di non essere invisibili».
La denuncia di UGL Salute Abruzzo
Alle parole della caregiver si aggiunge la presa di posizione di UGL Salute Abruzzo. Il segretario regionale Stefano Matteucci sostiene che nelle ultime settimane siano arrivate al sindacato numerose segnalazioni relative alla riduzione degli accessi degli Oss. «C’è un Abruzzo delle conferenze stampa e un Abruzzo delle camere da letto», afferma Matteucci. «Nel primo l’assistenza domiciliare è un successo certificato, nel secondo ci sono famiglie che assistono da sole un genitore con una demenza o un coniuge che non si alza più dal letto».
Secondo il sindacato, gli accessi degli Oss sarebbero ormai riservati quasi esclusivamente ad alcune specifiche condizioni cliniche. «Nessuna norma stabilisce che l’assistenza tutelare spetti solo a chi ha la SLA», sostiene Matteucci. «I Livelli essenziali di assistenza la prevedono per le persone non autosufficienti, sulla base di una valutazione del loro bisogno reale». Il segretario contesta anche il modo in cui vengono misurati i risultati: «La presa in carico non si misura contando i nomi in un elenco, ma le volte in cui qualcuno entra in quella casa. Se togli l’operatore, quel paziente resta nella statistica ed esce dall’assistenza».
Il nodo dei Punti unici di accesso
Nel mirino del sindacato finiscono anche l’organizzazione dei Punti unici di accesso, le valutazioni multidimensionali e il funzionamento della rete territoriale. «Senza Case della Comunità e senza Pua funzionanti, una famiglia non sa nemmeno a quale porta bussare. E intanto si continua a tagliare nastri», sostiene Matteucci.
Le ricadute sui lavoratori delle cooperative
La questione riguarda anche i lavoratori delle cooperative. Meno accessi significano meno ore di lavoro e minori possibilità occupazionali per gli operatori. «Un appalto regionale da oltre cento milioni di euro non può tradursi in meno ore per chi lavora e meno assistenza per chi ne ha bisogno», afferma Matteucci. «Se il sistema produce entrambe le cose insieme, il problema è il sistema».
La richiesta formale di UGL Salute
UGL Salute Abruzzo annuncia ora una richiesta formale di atti e numeri alla Asl, per conoscere quale provvedimento abbia disposto la rimodulazione degli accessi, quante valutazioni multidimensionali siano state effettuate al domicilio, quanti Pua siano operativi e quali siano i costi del servizio prima e dopo il nuovo appalto. La richiesta sarà accompagnata dalla sollecitazione ad aprire un tavolo di confronto.
«Chiediamo risposte fatte di numeri, non di fotografie»
«Chi assiste a casa un malato di Alzheimer o una persona allettata non sta chiedendo qualcosa in più», conclude Matteucci. «Chiede che un diritto già scritto nei Livelli essenziali di assistenza arrivi fino alla sua porta. Aspettiamo risposte fatte di numeri e di atti, non di fotografie».
La preoccupazione degli amministratori locali
Sul tema si registra anche la preoccupazione di amministratori locali, che stanno chiedendo chiarimenti alla Asl sugli effetti della rimodulazione e sulle possibili ricadute sui servizi sociali comunali e sulle famiglie che assistono persone non autosufficienti.
Il confronto, dunque, resta aperto: da una parte la Asl, che parla di riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza sanitaria; dall’altra caregiver, sindacati e amministratori che chiedono di capire se la nuova organizzazione garantisca concretamente lo stesso livello di sostegno alle persone fragili e a chi ogni giorno se ne prende cura.








