«La psicologa denigrava i Trevallion sui social»: per i giudici è «irrilevante»

L’Aquila (AQ) – La psicologa che ha collaborato ai test sulla famiglia del bosco aveva pubblicato sui social alcuni messaggi fortemente critici nei confronti di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. Per i giudici, tuttavia, questo elemento non è sufficiente per mettere in discussione la consulenza tecnica che ha portato alla valutazione di inadeguatezza genitoriale della coppia.
La notizia si apprende dal quotidiano Il Centro di questa mattina.
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Confermata la permanenza in comunità
Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, nell’ordinanza con cui ha confermato la permanenza in comunità dei tre fratellini di Palmoli, ha infatti respinto la richiesta della difesa di annullare la consulenza tecnica d’ufficio. Nel provvedimento, però, non viene esclusa la possibilità di futuri «rientri presso i genitori nel fine settimana».
I post della psicologa Garrapetta
La vicenda riguarda la psicologa Valentina Garrapetta, che ha assistito la consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli durante gli accertamenti effettuati su Catherine, Nathan e sui loro tre figli. Secondo quanto riportato, prima di assumere l’incarico di ausiliaria nell’ambito del procedimento, Garrapetta avrebbe condiviso su Facebook alcuni post particolarmente critici nei confronti della coppia anglo-australiana. Nei messaggi, successivamente rimossi, i due genitori sarebbero stati sbeffeggiati e chi prendeva le loro difese sarebbe stato accusato di cialtroneria.
Le 15 criticità sollevate dalla difesa
La famiglia, assistita dall’avvocato Simone Pillon, ha quindi chiesto di annullare l’intera consulenza tecnica d’ufficio, conclusasi con una valutazione di incapacità genitoriale. La difesa ha evidenziato 15 «gravi criticità», sulla base anche delle osservazioni formulate dall’esperto di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi. Tra i rilievi, Cantelmi ha contestato il ruolo assunto dalla Garrapetta, sostenendo che la Ctu avrebbe affidato all’ausiliaria una parte centrale dell’attività clinica sui tre minori, mettendo inoltre in discussione la sua esperienza specifica nel lavoro con i bambini.
I giudizi social definiti «autonomamente irrilevanti»
Ma il punto più delicato riguarda proprio i post pubblicati sui social. Secondo il consulente di parte, la Garrapetta avrebbe espresso pubblicamente «giudizi negativi, denigratori, svalutativi e connotati da evidente ostilità» nei confronti di Catherine e Nathan Trevallion, in alcuni post pubblicati il 23, 24, 26 e 30 novembre 2025. Una contestazione già affrontata in precedenza dal Tribunale, che nel marzo scorso aveva respinto l’istanza di ricusazione della psicologa. Nell’ultima ordinanza, i giudici Cecilia Angrisano, presidente, e Roberto Ferrari, relatore, confermano quella decisione e definiscono la questione «autonomamente irrilevante». Per il Tribunale, infatti, l’operato e le conclusioni dell’ausiliaria sono confluiti nella relazione definitiva della Ctu, comprensiva anche delle repliche alle osservazioni formulate dalla parte.
La mancata osservazione diretta genitori-figli
Un altro punto contestato dalla difesa riguarda la mancata osservazione diretta della relazione tra i genitori e i tre figli. Secondo quanto evidenziato da Cantelmi, Catherine e Nathan non sarebbero mai stati osservati direttamente dalla Ctu mentre erano insieme ai bambini: per il consulente di parte si tratterebbe di una lacuna metodologica importante, perché la valutazione non avrebbe dovuto limitarsi alle caratteristiche individuali dei genitori, ma avrebbe dovuto analizzare concretamente anche le loro competenze genitoriali, gli stili relazionali e la qualità del rapporto con i figli. L’osservazione della relazione genitori-figli, secondo la difesa, avrebbe consentito di verificare direttamente la capacità di risposta dei genitori ai bisogni dei minori, la regolazione emotiva, la flessibilità educativa, la sintonizzazione affettiva e il ruolo svolto da mamma e papà come riferimento e base di sicurezza.
La metodologia ritenuta adeguata dai giudici
Anche su questo punto, però, i giudici non hanno accolto le contestazioni. Secondo il Tribunale, infatti, la normativa non impone, «pena la nullità», un metodo che preveda necessariamente l’osservazione congiunta di genitori e figli: tale modalità, pur essendo suggerita dalle linee guida, non sarebbe considerata uno strumento indispensabile per formulare una valutazione sulle capacità genitoriali. Il Tribunale ritiene quindi che le conclusioni della Ctu siano state raggiunte attraverso una metodologia adeguata e conforme ai criteri delle scienze di riferimento, con modelli teorici riconosciuti dalla comunità scientifica e un’analisi che, secondo i magistrati, risulta «esaustivamente argomentata e concordante con i dati oggettivi acquisiti».
«Non un pregiudizio culturale»
Nel provvedimento i giudici sostengono inoltre che il giudizio di inadeguatezza genitoriale non sarebbe fondato su «pregiudizi culturali», ma sull’analisi delle principali funzioni genitoriali secondo i criteri della psicologia forense.
Resta dunque confermata la consulenza che ha portato alla valutazione negativa sulle capacità genitoriali di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. I tre bambini restano in comunità, anche se il Tribunale lascia aperta la possibilità di un progressivo riavvicinamento alla famiglia attraverso eventuali rientri nel fine settimana.








