Roseto, Forza Italia rompe il silenzio: «Il centrodestra non si allarga rinunciando al proprio ruolo»

Roseto degli Abruzzi (TE) – Dopo la Lega e l’Udc, tocca a Forza Italia rompere il silenzio sulla candidatura a sindaco di Vanessa Quaranta. E lo fa raccontando una storia che, dice il partito, «non nasce oggi»: due anni di tavoli, nomi tenuti fuori discussione e un’unità invocata a parole ma, a suo avviso, smentita dai fatti. «È arrivato il momento che la città conosca fino in fondo come si è arrivati a questo punto», scrive Forza Italia, «e che ciascuno si assuma la responsabilità delle proprie scelte».
Una candidatura già in campo prima del tavolo
Il punto di partenza è la cronologia. Secondo il partito, la candidatura di Quaranta, «inizialmente maturata nell’ambito di una collaborazione politica», sarebbe diventata «sempre più insistente e politicamente definita» dopo le regionali del 10 marzo 2024, mentre il tavolo del centrodestra sarebbe stato convocato soltanto dopo, «quando quella candidatura era ormai diventata il riferimento attorno al quale si chiedeva agli altri partiti di costruire la propria convergenza».
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Forza Italia non disconosce i cinque anni di opposizione rivendicati da Fratelli d’Italia, «un percorso politico che va rispettato», ma sostiene che non possa diventare «automaticamente la ragione» per escludere gli alleati. Il partito ricorda di non aver avuto rappresentanti in Consiglio comunale, ma di essere sempre stato parte integrante della coalizione, al pari di Lega e Udc: «Forza Italia ha svolto in solitaria la sua opposizione». E aggiunge, con una precisazione: «Non sta a noi attribuire accordi o retroscena che non sono stati pubblicamente dichiarati».
«Fate un nome», ma quello scelto restava fuori discussione
Qui si innesta quella che il partito definisce una contraddizione: agli altri veniva chiesto di «fare un nome», mentre «il nome già individuato continuava a rimanere sostanzialmente fuori discussione». Le conseguenze, sostiene la nota, sono state concrete. Forza Italia, Lega e Udc avrebbero sondato persone con esperienza, credibilità e consenso, ma queste chiedevano anzitutto di avere alle spalle un centrodestra unito, «garanzia che non poteva essere data». Il partito dice di aver cercato il confronto «quando sarebbe stato più semplice rompere» e di aver retto «attacchi personali, parole offensive e una progressiva delegittimazione» mentre il tavolo veniva «ridotto a brandelli».
Allargare sì, rinunciare no
Sulle civiche, Forza Italia respinge l’idea di aver chiuso porte: insieme a Lega e Udc, assicura, ha sempre sostenuto l’allargamento. Ma la distinzione è netta: «Allargare il centrodestra è una cosa; rinunciare al ruolo politico del centrodestra è un’altra». Nel primo caso le civiche entrano in un progetto in cui la coalizione conserva «identità, autonomia e capacità di determinare le scelte fondamentali»; nel secondo, «una parte del centrodestra finisce per aderire a un progetto già costruito dalle civiche e a una candidatura già individuata fuori dal percorso unitario».
L’affondo: «portatori d’acqua»
Il passaggio più duro riguarda la presentazione pubblica di sabato scorso: «Da una parte SiAmo Roseto e le realtà civiche che hanno costruito il progetto, dall’altra Fratelli d’Italia e Noi Moderati che, svalutando il centrodestra, hanno scelto di sostenerlo correndo come portatori d’acqua». Quanto alla responsabilità della frattura, il partito ribalta l’accusa: «Non divide chi chiede di decidere insieme. Divide chi sostituisce il confronto con il fatto compiuto. L’unità si costruisce prima della scelta, non si pretende dopo». E ancora: «Se fosse stata una questione personale, Forza Italia avrebbe scelto la strada più semplice: adeguarsi. Non lo abbiamo fatto».
Di Giuseppe e il ritorno al punto di partenza
Nel racconto compare anche Francesco Di Giuseppe, la cui candidatura «per un periodo è stata il punto di sintesi capace di ricomporre il centrodestra e consentire successivamente un allargamento alle realtà civiche». Quella strada, però, «non è stata percorsa fino in fondo»: e così, «dopo due anni di confronto, siamo tornati sostanzialmente al punto di partenza, una candidatura già individuata e un centrodestra nuovamente diviso». Una responsabilità politica, avverte Forza Italia, «che non può essere scaricata su chi ha cercato di tenere aperto il confronto».
«Le chiavi di casa propria»
Il partito dice di non voler alimentare «una guerra personale» né «una polemica permanente», ma di non essere disposto ad accettare che venga «riscritta la storia di questi due anni». Il rischio, avverte, è che quello di Roseto diventi un metodo e non più una vicenda locale, perché è «solo l’ultimo dei tavoli rotti».
Con Lega e Udc, «cioè quel che resta del centrodestra», Forza Italia assicura che continuerà a lavorare per la città «con responsabilità e senza preclusioni». Il percorso elettorale resta aperto e nessuna decisione definitiva è stata presa. Poi l’immagine che dà il titolo alla partita: «Il centrodestra può dialogare con tutti, può coinvolgere le realtà civiche e può costruire alleanze ampie, ma non può farlo al prezzo della propria identità. Può aprire le proprie porte a tutti, ma non può consegnare ad altri le chiavi di casa propria». E l’invito finale a voltare pagina: «Da oggi penseremo ai temi d’interesse per i cittadini e ai programmi; a loro l’ultima parola».









