Rigopiano, l’avvocato Reboa: «La Regione Abruzzo dovrà farsi carico dei risarcimenti delle vittime»

Il sito dell'hotel Rigopiano a Farindola, teatro della tragedia del 2017

Pescara (PE) – Sono passati quasi dieci anni dalla tragedia di Rigopiano, ma la battaglia legale delle famiglie delle 29 vittime non è ancora finita. A riaccendere i riflettori sulla vicenda sono le motivazioni della sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Perugia, che secondo l’avvocato Romolo Reboa potrebbero pesare in modo decisivo sui futuri risarcimenti civili.

Una tesi confermata dopo anni di battaglie

Per il legale, che segue la vicenda da anni insieme al team difensivo delle vittime, il contenuto delle motivazioni confermerebbe quanto sostenuto fin dall’inizio: sarà la Regione Abruzzo a doversi fare carico dei risarcimenti.

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«Le motivazioni della sentenza confermano quanto più volte dichiarato alla stampa», ha spiegato Reboa. Il legale ritiene infatti che i giudici abbiano individuato, all’interno dell’organizzazione della Regione, i profili di responsabilità più rilevanti rispetto agli eventi che portarono alla tragedia.

Perché questo passaggio conta per i giudizi civili

Non si tratterebbe, secondo Reboa, di considerazioni destinate a restare confinate al solo processo penale. Il legale ritiene che queste valutazioni possano essere utilizzate concretamente dai familiari delle vittime nei giudizi civili che ancora devono essere affrontati.

Coinvolta anche la Provincia di Pescara

Le motivazioni toccano anche la posizione della Provincia di Pescara. Secondo quanto riferito da Reboa, la Corte avrebbe ricondotto le condotte colpose attribuite ai funzionari provinciali anche a carenze organizzative dell’ente stesso.

Un ulteriore elemento rafforza questa lettura: la Corte d’Appello di Perugia ha revocato le statuizioni civili del giudizio precedente, che erano favorevoli sia alla Regione Abruzzo sia alla Provincia di Pescara. Per la difesa, si tratta di un passaggio che avrà conseguenze dirette nelle future controversie civili.

La richiesta: mettere a bilancio le risorse

Reboa punta il dito contro le scelte politiche e finanziarie degli enti coinvolti. Il legale contesta un aspetto preciso: a distanza di quasi dieci anni dalla tragedia, le famiglie sono ancora costrette a sostenere di tasca propria i costi delle nuove azioni giudiziarie.

Il legale, insieme agli altri avvocati del team difensivo del Reboa Law Firm, si augura che le parole della magistratura spingano i responsabili politici abruzzesi a inserire finalmente nei bilanci degli enti le risorse necessarie.

Reboa porta la questione anche sul terreno della gestione delle risorse pubbliche, definendo la mancata previsione di questi fondi un comportamento omissivo. Il legale ha chiesto che la Sezione di Controllo Regionale della Corte dei Conti valuti l’apertura di un fascicolo preventivo sul possibile danno erariale a carico di Regione e Provincia.

Cosa accadde il 18 gennaio 2017

Sono passati quasi dieci anni da quella giornata drammatica per l’Abruzzo. Una gigantesca valanga si staccò dal versante del Gran Sasso e travolse l’hotel Rigopiano di Farindola, cancellando la struttura e provocando la morte di 29 persone tra ospiti e lavoratori.

La tragedia arrivò al termine di giorni di forti nevicate e maltempo, in un’area colpita anche da una sequenza di terremoti. Per i soccorritori iniziò una corsa contro il tempo per raggiungere la struttura sepolta dalla neve.

Il lungo percorso giudiziario

Il processo di primo grado davanti al Tribunale di Pescara si concluse nel febbraio 2023 con cinque condanne e 25 assoluzioni. Tra i condannati figuravano l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e due dirigenti della Provincia di Pescara.

Il procedimento passò poi in appello e, dopo un passaggio in Cassazione, alcune posizioni tornarono davanti alla Corte d’Appello per un nuovo esame. È così che il processo arrivò a Perugia per il cosiddetto appello bis.

Questo secondo grado d’appello si è concluso l’11 febbraio 2026 con tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni. La Corte ha condannato a due anni ciascuno gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. Sono stati assolti l’ex sindaco Lacchetta, l’ex tecnico comunale Enrico Colangeli e altri tre dirigenti regionali. Per due ex dirigenti della Provincia di Pescara è intervenuta invece la prescrizione.

Quello di Perugia rappresenta il quarto verdetto dell’intero percorso giudiziario. Le motivazioni depositate successivamente hanno aggiunto un nuovo elemento al quadro complessivo: quello delle responsabilità organizzative degli enti coinvolti.

Il nuovo fronte: i risarcimenti civili

La partita, dunque, non si chiude con il processo penale. Per le famiglie delle 29 vittime resta ancora aperto il capitolo dei risarcimenti, con la necessità di affrontare nuovi giudizi civili e nuove spese legali.

Per Reboa, la sentenza non rappresenta soltanto un ulteriore passaggio del lungo iter giudiziario, ma contiene valutazioni che potrebbero incidere direttamente sulle richieste economiche dei familiari.

Il messaggio del legale è chiaro: a distanza di quasi dieci anni dalla valanga che spezzò 29 vite, le famiglie non intendono più affrontare da sole anche il peso economico di questa nuova fase giudiziaria. Secondo la difesa, sono ora la Regione Abruzzo e la Provincia di Pescara a dover assumersi le conseguenze delle responsabilità organizzative evidenziate dalla magistratura.

La tragedia di Rigopiano resta così una ferita ancora aperta per l’Abruzzo, che a quasi un decennio di distanza continua a interrogare la giustizia, le istituzioni e la politica.

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