Fugge all’alt dei carabinieri e si schianta contro una gazzella dell’Arma: muore Massimo Ciarelli, il 43enne condannato per l’omicidio di Domenico Rigante

SILVI – Si chiamava Massimo Ciarelli, 43 anni, di Pescara, l’uomo morto nella serata di ieri, poco dopo le 21, nel drammatico incidente che ha posto fine a un inseguimento dei carabinieri tra Montesilvano, Città Sant’Angelo e Silvi. La Procura della Repubblica di Teramo ha aperto un fascicolo per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e accertare ogni responsabilità.
Secondo una prima ricostruzione, tutto avrebbe avuto inizio quando uno scooter con a bordo due uomini non si sarebbe fermato all’alt intimato da una pattuglia dei carabinieri di Montesilvano. Da quel momento sarebbe scattato un inseguimento lungo la statale Adriatica, durante il quale è intervenuta anche una seconda pattuglia della Compagnia di Città Sant’Angelo in supporto ai colleghi.
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Giunti all’altezza della rotatoria situata al confine tra Città Sant’Angelo e Silvi, i due occupanti dello scooter avrebbero improvvisamente invertito il senso di marcia. Nel tentativo di superare alcune automobili, il mezzo si sarebbe scontrato frontalmente con una gazzella dei carabinieri che sopraggiungeva dalla direzione opposta.
L’impatto è stato devastante. Ad avere la peggio è stato il passeggero dello scooter, Massimo Ciarelli, morto sul colpo nonostante il tempestivo intervento del personale sanitario del 118. Il conducente del mezzo, un 30enne, è sopravvissuto ed è stato fermato dai carabinieri. Al momento è a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Sul luogo della tragedia sono intervenuti anche il magistrato di turno, i carabinieri incaricati dei rilievi e i mezzi di soccorso. La statale 16 Adriatica è rimasta chiusa per diverse ore, con pesanti ripercussioni sul traffico.
Il passato giudiziario di Ciarelli
Il nome di Massimo Ciarelli era noto alle cronache giudiziarie nazionali. Nel 2012 fu autore dell’omicidio di Domenico Rigante, ultrà del Pescara Calcio, ucciso all’interno di un appartamento di via Polacchi, a Pescara, durante quella che gli investigatori definirono una spedizione punitiva. Quella sera Rigante si trovava con il fratello gemello e alcuni amici quando Ciarelli, insieme a due cugini, fece irruzione nell’abitazione esplodendo un colpo di pistola che raggiunse la vittima, la quale morì poco dopo.
In primo grado Ciarelli venne condannato a 30 anni di reclusione. Successivamente la Corte di Cassazione annullò l’aggravante della premeditazione e, nel 2017, la Corte d’Assise d’Appello di Perugia rideterminò la pena in 17 anni di carcere.
Da quanto emerso, lo scorso anno aveva ottenuto il regime di semilibertà e proprio ieri sera avrebbe dovuto fare rientro in carcere entro le ore 21.
Restano ancora da chiarire i motivi che hanno spinto i due uomini a non fermarsi al controllo dei carabinieri e a tentare la fuga. Su questo e sull’esatta dinamica dell’incidente sono in corso gli accertamenti della Procura di Teramo.









